La Repubblica: Romeni, immigrati “pendolari”. Svanisce il sogno di tornare a casa

Crisi a Bucarest, a migliaia avevano lasciato l’Italia e ora fanno marcia indietro. Mihai, muratore, voleva aprire un negozio ma si è arreso. È risalito sulle impalcature

ROMA – Mihai ha un biglietto di sola andata. Volo Milano-Bucarest. Un anno e mezzo fa, si è lasciato alle spalle l’Italia per tornare a casa. Addio al duro lavoro da operaio edile, il futuro di Mihai è un negozio di pneumatici. Basta vita da immigrato, lontano dalla famiglia, si torna in Romania a testa alta. Con i soldi fatti in Italia. Ma le cose non filano liscio: il business va male. Colpa della crisi, che colpisce la Romania. Mihai perde denaro, tanto e in poco tempo. C’è solo un modo per salvarsi dal fallimento. Mihai compra un biglietto di ritorno. Destinazione: Italia. Da qualche mese, è di nuovo al lavoro sulle impalcature dell’hinterland milanese.

Quella di Mihai è un’esperienza di rientro in patria fallimentare. Non un caso isolato nella Romania del 2010. Immigrati che tornano a casa, ma non sfondano. Il risultato? Un nuovo flusso di emigranti in partenza: un continuo avanti e indietro, attraverso le frontiere.

Ma chi sono i “romeni d’Italia”? “Sono in assoluto la prima comunità d’immigrati – spiega Carlo Blangiardo, docente di demografia alla Bicocca di Milano e responsabile del settore statistico della fondazione Ismu – con ben un milione e 126mila presenza al primo gennaio 2010. La loro crescita è stata esponenziale, basta pensare che cinque anni prima, nel luglio del 2005, erano solo 437mila. Sono in Italia mediamente da sette anni e l’89% di loro è occupato”. Dove? “Il 10% fa il muratore e il 26% è impiegato come domestico, badante o babysitter”. Non solo. Pochi sanno che a Milano gli operai stranieri sono il 49% degli iscritti alla casa edile e a Roma il 50%. E di questi muratori, la stragrande maggioranza parla appunto romeno.

Come Mihai, migliaia di connazionali in questi anni hanno fatto a ritroso il viaggio che li ha portati in Italia. Li chiamano “immigrati di ritorno”. “Ma molti hanno vissuto esperienze di rientro in patria negative – racconta Antonio Ricci curatore della ricerca “I romeni in Italia” della Caritas – sia per la crisi economica che ha fortemente svalutato il Leu, la moneta romena, sia perché molti spazi erano nel frattempo stati occupati da investitori stranieri. E così molte attività commerciali sono saltate, costringendo a tornare indietro molti immigrati. Insomma – aggiunge Ricci – si assiste a un flusso circolare di lavoratori romeni, in entrata e in uscita dall’Italia”. Una conferma arriva dai numeri.

Impossibile stare dietro alle variazioni a breve termine nelle iscrizioni all’anagrafe, anche perché molti immigrati non ottemperano all’obbligo di cancellazione quando lasciano il Paese. “Ma che ci sia un nuovo flusso in entrata – fa notare Ricci – lo provano i 130mila romeni neoassunti nel 2009 e la crescita anche quest’anno dei lavoratori autonomi. E ancora: a giugno del 2009 le imprese con titolare romeno erano 28mila, a maggio del 2010 sono diventate addirittura 48mila. E nonostante la crisi, anche nel 2010 sono continuate ad aumentare le rimesse dei romeni dall’Italia. In media, limitandosi ai soli dati ufficiali, mandano a casa 1.200 euro a testa ogni anno”.
Il fenomeno del rientro in Italia viene confermato anche da Eugen Terteleac, presidente dell’associazione “Romeni in Italia”: “In effetti sono molte le storie di chi non ce l’ha fatta, complice la crisi – ricorda – e così vediamo molti connazionale che ritornano in Italia”. Secondo Terteleac, in corso ci sono due fenomeni paralleli: “Il flusso di chi torna definitivamente in Romania e quello di chi saluta per la seconda volta amici e familiari e fa rientro in Italia. Due flussi che quasi si equivalgono, tanto che negli ultimissimi mesi – sostiene Terteleac – il loro saldo è vicino allo zero”. 

Sursa: LA REPUBBLICA

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