Dignità perché un diritto umano o un “utile” capitalista?

Text & foto: Georgiana Turculet

L’immigrazione, frutto di un sistema globalizzato la cui ricchezza viene distribuita in maniera sempre di più ineguale, rappresenta una delle più grandi sfide per gli stati capitalisti occidentali.

In Italia il gruppo più numeroso di immigranti sono i romeni, superando il milione di persone. La convivenza tra la popolazione autoctona e i “futuri italiani” non è sempre stata facile, ancor più quando le responsabilità appartevano al sistema mediatico e  istituzionale italiano.

Tali irresponsabilità sono state raccolte nel volume presentato il 26 maggio al Palazzo Montecitorio (Roma), “La minoranza decisiva di domani” scritto dalla giornalista romena, Alina Harja e il suo co-autore, il deputato PD Guido Melis. Hanno partecipato Giuliano Amato, Luigi Manconi, Giuseppe Pisanu ed è intervenuto in presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.

Il libro narra della “vicenda romena” iniziata in un preciso momento storico, novembre del 2007, con l’uccisione di Giovanna Reggiano da parte di un cittadino romeno, descritta brevemente come un processo progressivo e crescente di discriminazione dei romeni da parte dell’opinione pubblica italiana. Le voci che circolavano erano razziste e xenofobe, circa l’equazione romeno uguale crimine, e sarebbero indotte dal sistema mediatico che è ha sottolineato senza riserve le origini o più direttamente, la razza di coloro che commettevano crimini, aumentando vertiginosamente i servizi news e trasmissioni telvisive in prima serata sui romeni, inoltre sono scattate manovre politiche, come il Decreto di Sicurezza del 2008 subito dopo l’uccisione di Giovanna Reggiano e qualche volta anche dichiarazioni di politici inadeguate, non solo rispetto al clima di emergenza sociale creatosi, ma rispetto alla dignità di un popolo intero. “ I romeni erano brutti e cattivi, più di altri gruppi immigrati in Italia”, furono le parole di Amato.

Il libro apporta all’opinione pubblica una documentata e controcorrente onda di conoscenza. Il razzismo si sconfiggerebbe, secondo quanto si legge nel volume, con la conoscenza della verità, ossia sapendo che una piccola minoranza di romeni sono coloro che commettono crimini e che la maggior parte di loro, sarebbero contrariamente a quanto ha indotto l’onda razzista, più che ben integrati, dato dimostrato dalle venti mila imprese romene in Italia che creano reddito e posti di lavoro, e da altre statistiche condotte sulla stessa linea.

Quello che fu perso in questi ultimi anni in termini di solidarietà sociale e di dignità rubata sono state il motivo delle parole ferme di Gianfranco Fini e Giuliano Amato in occasione della presentazione del libro. “Nel nome di diritti fondamentali dell’uomo, c’è bisogno di una nuova responsabilità, che tuteli le persone… L’Italia non ha fa più figli”, sono state le parole di Amato. Gianfranco Fini, più esplicitamente rispetto al contenuto dei libro e rispetto alle dichiarazioni di Amato, ha affermato “L’Italia ha bisogno dei romeni, sono numerosi e sono operosi, apportano una ricchezza concreta al nostro paese”.

Importanti le ultime parole, ma dubbie nel loro contenuto contradditorio. Da un lato vengono invocati i diritti umani che vengono attribuite agli umani in quanto tali e dall’altro lato viene  invocata “l’utilità” dei romeni, in senso stretto di ricchezza che producono, e,  in senso più ampio per i figli che mettono al mondo, in un paese come l’Italia che non fa più figli. Sfortunatamente i due criteri si escludono a vicenda poiché la dignità non dovrebbe essere attribuita secondo alcun criterio utilitaristico, ancor meno secondo un giudizio qualitativo o quantitativo, ma alle persone in quanto “persone”.

Se il mio pensiero è giusto, allora il tabu del razzismo viene eliminato dal nuovo tabu introdotto da questa dialettica, che sfortunatamente è comune in tutti i paesi occidentali : le persone non hanno diritti umani in quanto tali, ma in quanto produttori o consumatori di ricchezza. E un sistema liberal-democratico che si esaurisce nel primato del capitale.

This entry was posted in Italia, Noutati. Bookmark the permalink.

2 Responses to Dignità perché un diritto umano o un “utile” capitalista?

  1. Claudia says:

    Ho letto l’ articolo, molto interessante!
    Il sistema occidentale è proprio basato sul capitalismo, ovvero sul capitale, ovvero sulla mercificazione e capitalizzazione di tutto, persino dei beni primari come l’esistenza, la salute, la vita di chicchessia.
    In questa logica ci sono persone di serie A ,di serie B…giù giù fino alle serie Z degli scarti dell’umanità.
    Ancora più in basso, giù giù alla fine della scala, ci sono gli animali, per definizione “cose”, da
    mangiare, torturare, buttare. E’ una cultura terribile e stiamo tragicamente sperimentando che non funziona. Dobbiamo uscirne assolutamente, con tutti i mezzi. Secondo me la divulgazione delle idee è importantissima. La cultura e la consapevolezza sono gli unici strumenti in grado di cambiare il sistema dall’interno, a partire dalla testa della gente (e dalle scelte che ognuno di noi fa nella propria vita ogni giorno).
    Scrivere senza padrone è fondamentale. dire
    quello che si vuole dire, senza il problema di dover assecondare il direttore del nostro giornale, è una grande ricchezza.

  2. georgiana says:

    Ringrazio per la partecipazione, I commenti datemi sulla posta personale e il contributo del mio Prof. Pasquale Pasquino durante l’anno scorso a NY!
    Distinguished Professor in Law and Politics, NYU
    Directeur de recherche – CNRS
    Centre de théorie et analyse du droit – Paris EHESS

    Caro, Pas!
    Ti inoltro un articolo breve che ho scritto sulla presentazione del libro “Romeni di domani” al Montecitorio per il giornale “Romania in contact”! Your critique is very welcome!

    Dear Georgiana,
    Penso che dobbiamo distinguere due questioni. Certo tutti gli esseri umani hanno la stessa dignità o quasi. I mafiosi, i camorristi, i razzisti hanno secondo me una dignità minore perché non rispettano quella degli altri, anche se devono essere trattati in genere dallo Stato con le stesse garanzie.
    L’immigrazione però è un’altra cosa. A me sembra che un paese abbia ragione nel poter scegliere i sui immigrati e dire “Noi vogliamo Georgiana perché arricchisce umanamente e moralmente il nostro paese e non vogliamo i mafiosi del Montenegro; le nostre prigioni sono già piene non possiamo anche riempirle di banditi montenegrini”.
    C’è inoltre un aspetto di polemica politica. Per battere i razzisti non basta dire: “I rumeni hanno dignità umana e non sono affatto tutti banditi”, è bene dire anche “Se non prendiamo immigranti il nostro capitalismo fallisce e la nostra popolazione declina e rischia di scomparire”.
    Pogge e tu avete ragione, ma in politica bisogna anche tener conto dei rapporti di forza.

    Distinguished Professor in Law and Politics, NYU
    Directeur de recherche – CNRS
    Centre de théorie et analyse du droit – Paris EHESS

    Grazie per la risposta, Pasquale!
    La mia critica voleva procedere nel vedere gli inestricabili: capitalismo e liberalismo, da un ottica separata e quindi in un qualche modo far vedere che il diritto “human right” viene pervertito dal capitalismo nel momento in cui si attribuisce un criterio di giudizio nel preciso istante in cui all’individuo gli viene attribuito il diritto universale individuale (di libertà o di dignità..ecc). Sono d’accordo con te che poi uno stato decida se vuoi le cosiddette “quote etniche”, e anche quote di categorie, i.e., volgiamo badanti, ma non vogliamo muratori (non sono sicurissima di questo, ma ci penserò più a lungo), ma quando si tratta di dignità umana, e questo era il tema dell’incontro al Montecitorio, nonchè il tema del libro della giornalista romena. La dignità umana si difende a prescindere per un principio di giustizia universale, non per alcun tipo di criterio utilitaristico/capitalista. Un principio è un principio!
    So che la politica ha bisogno di retorica per giustificarsi, ma la politica deve essere criticata e tenuta a bada! Credo! Perché la politica istituzionalizza/dialoga con e forma la morale individuale e collettiva!
    Ho difeso bene la mia posizione?

    g

    Cara G.,
    Certo un principio è un principio. Ma ci sono principi da rendere compatibili e da bilanciare fra di loro. Per esempio il rispetto e l’affetto. Voglio dire il rispetto per tutti e l’affetto per chi amiamo. Nessuno mi può imporre di amarlo perché ho affetto per Georgiana. Questo è un caso facile ed incontrovertibile.
    E’ più complicato quando si tratta di una nazione, perché non è chiarissimo cosa questa sia. Non è una famiglia dove entrano solo quelli che la famiglia decide di far entrare, ma non è nemmeno un tram dove chiunque può salire anche un pedofilo, se paga il biglietto.
    La cosa è complicata ancora di più dal fatto che l’Italia e la Romania sono nell’Unione Europea, che si sa cosa sia ancor meno che una Nazione! In punto di diritto, i romeni non devono chiedere il permesso a nessuno per stare in Italia!
    Ma qui si possono lasciare da parte queste questioni filosofico-giuridiche complesse ed alle quali è difficile dare risposta e venire al più semplice ed al più urgente.
    In Italia, me lo insegni, c’è razzismo. Come lo combattiamo? Con Gesù (troppo di sinistra!) e Kant (troppo difficile) o con Amato che dice: Ma perché volete buttarli fuori questi immigranti visto che senza di loro non ce la fate a vivere!?
    Do you see my point?
    p

    Caro Pasquale,
    I do see the point indeed! And I find it useful and well intentioned (as Amato) but also dangerous and anti-liberal rethoric (my point and Pogge’s one)!

    Capisco che se ti fa male il dente, togli il dente, ma non capisco perche per togliere il dente devi togliere anche il fegato. che relazione c’è fra i due?? vedi…allora se vogliamo togliere il dente e la sua causa che ha creato l’infiammazione ( ma non il fegato che non c’entra niente), allora dovremmo eliminare il razzismo e la causa del razzismo. L’Italia mica ha il dna razzista, lo è diventata da pochi anni a questa parte a causa dei media e la politica che ha “giocato” e manipolato senza scrupoli una situazione di tensione sociale che non esisteva, ma si è venuta a creare in seguito al loro operato, mi permetto di chiamare criminale e criminoso, anzi che tutelare le persone (non ho mai visto in vita mia in nessun paese al mondo tanto razzismo istituzionalizzato, dichiarazioni politiche assurde, io ho buttato la TV quel tempo li…). Che “l’onda romena” sia stata un invenzione mediatica della stessa dimensione del terrore terrorismo in USA infiltrato dalla legislazione Bush per condurre guerre sciagurate nel medio oriente, lo sanno tutti e lo hanno detto Amato, Fini, il libro e lo so anche io!
    Sai, il tuo punto di vista è altrettanto consequentialista di tipo utilitaristico (anche se con un ottima intenzione) come quella di Amato. Scusa la terminologia, ma quest’anno ho fatto tanta filosofia morale/politica…Sono d’accordo con te che la politica non sia una scienza esatta, e che la politica non si basi su verità epistemiche ineccepibili ( e che avvolte debba ricorrere a dichiarazioni di quel tipo), ma se fossimo solo un po’ più attenti a non prendercela con il fegato quando ci fa male il dente… ahh..continuerei per altri 2 giorni ad argomentare..ma concludo così:

    Allora togliamo il dente ( il razzismo), lavoriamo per ridurre/ la causa del dolore al dente
    ( media e politica) e lasciamo il fegato in pace che non c’entra nulla, inoltre è indispensabile (uno stato di diritto pulito, fermo e inalienabile): il diritto delle singole persone alla dignità!

    Ti ringrazio tantissimo per i commenti, mi fanno pensare e crescere! Spero solo di non farti venire noia con l’impeto che ho nelle argomentazioni! I love talking to you!

    Cara Georgiana,
    Dobbiamo parlare del « consequenzialismo ». Devo dire che non ho mai capito come si possa non essere preoccupati delle conseguenze di ciò che si fa, si dice o si pensa.
    Prendi un caso concreto. Io penso che i diritti dei cittadini vadano rispettati ovunque, in Svezia ed in Cina.
    In Cina sono poco rispettati. Che cosa facciamo? Andiamo in Cina ad attaccare il loro sistema giudiziario in conferenze pubbliche come fa Dworkin o, come ho fatto io, andiamo nelle Università cinesi a formare i giudici di domani? Nel primo caso ci si sente migliori e si ottiene da parte dei cinesi un irrigidimento, nel secondo si riesce forse a cambiare qualcosa, sul medio, lungo periodo.
    Ma è un lungo discorso che faremo di nuovo, p

    Pasquale,
    Allora, ti faccio il contro esempio più noto in letteratura!

    Se sei su un ponte e vedi un vagone arrivando a tutta velocità su un binario sul quale si trovano 5 persone (di cui anche bambini) ignare dell’arrivo di esso che moriranno tra un pò. Hai davanti a te un uomo talmente grasso che se lo spingi giù dal ponte, il suo corpo, per certezza matematica, fermerà il vagone, salvando la vita dei cinque.
    Salvare 5 giustifica togliere le vita all’uomo davanti a te?
    Di questi esempi ce ne sono molti! Ma per ora, a te la risposta!
    Sei ancora un consequenzialista??

    Cara Geo,
    I seminari di filosofia americani sono pieni di questi esempi e di altri più paradossali.
    Io credo che per vigliaccheria non sarei capace di gettar giù il grassone. Ma questo dice qualcosa sulla mia psicologia non sulla questione.
    Credo, in generale, che ragionare a partire dai casi estremi sia poco corretto filosoficamente.
    Quello di cui sono sicuro è che ogni giudice ragionevole considererebbe l’omicidio in questione solo un omicidio colposo, come si dice in gergo, e infliggerebbe una mitissima condanna. Un giudice che condannasse all’ergastolo l’omicida del grassone sarebbe non consequenzialista e folle.
    L’omicidio colposo, previsto dall’art. 589 del Codice Penale, si ha quando qualcuno, per colpa (ma senza dolo e premeditazione e senza interessi personali), determina l’evento-morte di una persona. Il testo dice: “Chiunque cagiona per colpa la morte di una persona è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni”
    p

    Visto che mi piace molto parlare con te faccio una postilla.
    Temo che la filosofia passi accanto ai fatti della realtà che contano, come la psicologia ed il diritto.
    Perché dico che sono un vigliacco a non voler buttare il signore grasso dal ponte per salvare i cinque? Perché non solo sono incapace di torcere un capello ad una mosca, ma perché se non faccio nulla non ho noie, se uccido il signore grasso vado, con molta verosimiglianza, davanti ad un tribunale.
    Uno può dire: Ma che diritto hai tu di uccidere un innocente? E uno può rispondere E non ho forse il dovere di salvare 5 vite?
    Non credo onestamente che questi dilemmi estremi ci aiutano molto. Non so a quante persone sia capitato nella vita un problema del genere. Forse a nessuna. O allora in guerra. E speriamo che di guerre non ce ne siano più. Certo un generale deve far morire un soldato per salvarne 5. In certo senso è obbligato a farlo, se non lo fa viene punito. E questo mostra che la guerra è una cosa sporca.
    Resta che per me è impossibile vivere senza predente in conto le conseguenze delle mie azioni. Certe volte non lo faccio e mi pento. E’ vero anche non possiamo trattare gli altri solo strumentalmente. E certo buttare uno dal ponte per salvarne 5 è trattarlo come puro strumento. Certo anche che non far nulla per salvare vite umane non è carino. Per fortuna quasi sempre (fuorché in guerra)(o in altri casi estremi) non c’è bisogno di sacrificare vite per salvare vite. Nella vita ordinaria quella che conta fuori dei seminari di filosofia è normalmente possibile rispettare la gente ed essere consequenzialista. Può darsi che non sia così, ma prendiamo casi realisti. Pas

    Caro, Pasquale, Un caso realista allora, vediamo se ti convinco: capita tutti i giorni in ospedale di avere malati non terminali, ma molto malati! Credi che un dottore sarà mai autorizzato a dire, sai siccome ho due bambini che hanno bisogno di organi, e due donne sane che hanno bisogno di chissà quanti trapianti, tu saresti la persona giusta da “macello” per salvare gli altri!
    Tu, da medico, decideresti mai di dire a qualcuno: ” sai siccome prima o poi la malattia ti ucciderà, ti ammazzo prima io così che posso utilizzare i tuoi organi per gli altri malati che non possono attendere che tu muoia ( altrimenti nel frattempo moriranno anche gli altri)! Se ti ammazzo io ora , poi vivranno gli altri 4. Altrimenti, nell’arco di 5 anni o un lasso di tempo determinato sarete morti tutti e 5, incluso te!
    Io credo non si possa essere eticamente consequanzialisti!
    E lo hai detto bene: “non potrei ai torcere nemmeno una mosca, figuriamoci una persona”, ebbene non credo sia vigliaccheria, ma credo sia quello che Kant chiama “Imperativo categorico”. 😉 notte

    Dear Georgiana,
    Il caso è più interessante perché abbastanza realista. E riguarda questa cosa complicata che è l’etica medica, sulla quale ho riflettuto poco.
    Ma qui la questione è un po’ diversa. Credo che dobbiamo distinguere il consequenzialismo dall’utilitarismo.
    Quello che mi infastidisce è l’idea che non si prendano in conto le conseguenze delle azioni. Un medico ci taglia la gamba per salvarci la vita. Ora uccidere uno per salvare un altro mette in gioco la questione della vita individuale. Un generale può decidere di far morire un soldato per salvarne due. Lui deve per così dire difendere la patria, cioè un soggetto collettivo. Un medico deve difendere, invece, la vita di ogni paziente preso individualmente. Se facciamo astrazione da tutto ciò come tendono a fare i filosofi finiamo in paralogismi e in finzioni concettuali. Che cosa sia la vita è poi un tema complicato come sai benissimo. Si può far morire il feto per salvare la vita della madre. Si può secondo me aiutare una persona a morire se lui ritiene che la sua vita non sia più degna di essere vissuta. Tutti questi sono ancora casi limite. Sebbene realistici.
    Credo, peraltro, che essere incapaci di torcere un capello sia anche un limite. Ci sono casi in cui bisogna farlo. Ma questo è ancora un altro discorso.
    In sostanza non sono affatto sicuro che siamo in disaccordo su qualcosa.
    Come sta scritto a grandi lettere su un muro della rue de Belleville a Paris (un posto pieno di immigrati!) il faut se méfier des mots!
    Baci, pas

    Caro P,
    Capisco la tua difficoltà! é alquanto contro-intuitivo pensarci in un mondo senza conseguenze. Sono d’accordo con te che il conseguntialismo debba essere tenuto distinto dall’utilitarismo. Infatti non sono la stessa cosa affatto. L’utilitarismo non è altro che una sottocategoria o un modo nel quale si può coniugare il consequantialismo.
    Di fatto, i casi che ti ho elencato sono solo degli esperimenti mentali, poco importa se sono plausibili o reali. Di fatto, la moral psychology empirica dimostra che non è che non dobbiamo tenere conto delle conseguenze, certo che hanno una loro importanza, come dicevi nel caso cinese della formazione dei futuri giuristi, ma devono essere tenute a bada ( le conseguenze), facendoci guidare da principi. Non sono le conseguenze a guidarci, ma i principi! I principi trovano la loro forma concreta nella costituzione o nella carta dei diritti dell’uomo ( per esempio, ma anche nell’imperativo categorico della morale soggettiva argomentato in maniera eccellente da Kant). Si chiamano principi perché hanno raggiunto una verità concettuale normativa imprescindibile. Come il caso del grasso, e il caso medico, puoi estrapolare l’idea che ogni vita e il rispetto di essa (di qui la dignità) L’individuo è a se, e di per sè importante IN QUANTO TALE ( senza nessun qualitative judgement, es. rispettiamolo perchè ci apporta ricchezza, o perché..nessun PERCHé). Non si devono misurare ovviamente su criteri consequantialisti le vite umane, per altro, come anche le libertà e il rispetto di ogni vita individuale ( non mi riferisco ai valori sostantivi, esempio che ideologia devi avere, quello è un tuo problema ovviamente!!!). Ad esempio, se domani arrivasse di nuovo il Reich tedesco che vuole “eliminare” gli impuri, secondo la loro teoria della “purezza ariana”, tutti coloro che non rientrano nella categoria dei puri dovrebbero essere sterminati. Se il loro presupposto ( dei sostenitori della teoria della purezza) non è contrastato da una morale basata sui principi, allora saranno liberi a sterminare portatori di handicap ( perché sono “inutili”), razze miste ( perché non sono” puri”) , nomadi ( per chi sa quale altra ragione..)… Li potresti rispondermi, non potrebbero uccidere nessuno, perché una teoria di nessun genere può permettersi di offendere, togliere la vita o massacrare un individuo o una collettività! E allora la ragione per la quale non si può, è proprio quella dei principi, ma non quella delle conseguenze. Perché le conseguenze sono discutibili! I principi non lo sono! Ecco perché i principi e non le conseguenze!

    Comunque, sono sicura che riprenderemo il discorso nel futuro.
    La nostra discussione mi ha fatto moltissimo piacere! A New York spero ne seguiranno altre ancora!

    Cara Geo,
    Ho ripensato queste ultime settimane alle nostre conversazioni su principi e conseguenze a continuo a credere che le due prospettive sono imprescindibili; ma mi rendo conto che le conseguenze da sole non ci dicono nulla. Voglio dire molto banalmente, e tu sarai certo d’accordo con me, che quello che ci serve è un criterio per “valutare” le conseguenze. Quando facciamo un’azione o promulghiamo una legge (se per ipotesi fossimo il legislatore) dobbiamo chiederci inevitabilmente qual è l’impatto della nostra azione sull’altro o, nel caso della legge, sui cittadini. Ma abbiamo anche bisogno di criteri, principi o valori per giudicare delle conseguenze. Queste sono l’oggetto della nostra analisi, che implica altri criteri. Il pensiero economico contemporaneo assume che il criterio sia sempre la massimizzazione dell’utilità del soggetto agente. Questo diventa più complesso nel caso delle scelte collettive e comunque di quelle che coinvolgono gruppi. Inoltre anche per un individuo è spesso oscuro il principio stesso della massimizzazione. Ma questo è un altro discorso.
    Resta che abbiamo bisogno di principi per valutare le conseguenze delle nostre azioni.

    Distinguished Professor in Law and Politics, NYU
    Directeur de recherche – CNRS
    Centre de théorie et analyse du droit – Paris EHESS

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s